La Biblioteca della Prossimità

La Biennale della Prossimità rappresenta anche un luogo di elaborazione culturale grazie ad un percorso di confronto tra il mondo della ricerca e tutti coloro che praticano quotidianamente la prossimità.

La Biblioteca della Prossimità è lo spazio di confronto tra mondo della ricerca e coloro che praticano la prossimità, nato all’interno della Biennale della Prossimità. Perchè dalla pratica nascono interrogativi, si rilanciano riflessioni, si cerca di costruire un sapere comune e comunicabile. Le elaborazioni che si sono accumulate in questi anni stanno andando a costruire una piccola ma essenziale biblioteca, che si arricchirà ulteriormente nei prossimi mesi. Una raccolta di scritti utili a chi studia la prossimità e a tutti coloro che desiderano comprendere meglio questo fenomeno. Gli articoli della Biblioteca della Prossimità presentati di seguito sono stati scritti da Gregorio Arena, Laura Bongiovanni, Luca Fazzi, Gianfranco Marocchi e Sergio Pasquinelli; autori che raccolgono unn lavoro collettivo costruito in questi anni sul tema.

Bologna 2017. L'intervento introduttivo nella sessione di apertura

Bologna, giugno 2017. Un breve intervento apre la seconda Edizione della Biennale della Prossimità: «Il punto di partenza, probabilmente, sta in uno sguardo diverso. Prossimi lo si era anche prima, semplicemente non si sentiva la prossimità come dimensione rilevante della nostra esistenza. Prossimi, si diventa nel momento in cui la dimensione del condividere un problema, un’aspirazione, una situazione con altre persone di una comunità territoriale o elettiva, diventa una parte del nostro quotidiano. Noi siamo abitanti di questa via, genitori dei ragazzi di questa classe, persone che condividono una certa passione, ecc. E a partire da questo noi riconosciamo come sia possibile costruire insieme soluzioni, impegnandoci in prima persona a contribuire a realizzarle. Quali forme assuma questo noi – di impresa, associativo, informale; ma anche prassi fatta propria da amministrazioni locali – non è discriminante. Ciò che cambia è, appunto, lo sguardo: che fa nascere il noi e che lo declina in senso inclusivo: un noi aperto al beneficio dell’intera comunità e non preoccupato di demarcare le differenze e le diversità con un voi che è di conseguenza escluso.»

Esperienze: Le Carte della prossimità

Le  Carte della prossimità, uno strumento utile per formare, per giocare, per animare, ma soprattutto per rendersi conto di come siano importanti, varie ed estese le esperienze di prossimità in Italia e non solo. Le carte raccolgono notizie uscite nei primi mesi del 2018, forniscono spunti sintetici di esperienze di prossimità raccontate sui media. Ad oggi ce ne sono oltre 200, prossimamente saranno aumentate con altri lanci relativi a periodi successivi. Recupero di alimenti per evitare lo spreco e assicurare dignità alle famiglie indigenti, diffusione della cultura, progetti comunitari, relazioni che avviniano mondi distanti, luoghi che riprendono vita, città che cambiano aspeto reagendo al degrado, solidarietà impensate e impensabili, hosuing, agricoltura sociale e molto altro: questo si trova nelle Carte della prossimità

Azioni di prossimità: verso una prima definizione

Alzi la mano chi non si è mai chiesto: “Ma cosa è la prossimità?” Senza pretesa di giungere ad una definizione sistematica e conclusiva, il percorso della Biennale della prossimità ha fatto emergere alcuni elementi comuni delle azioni di prossimità, riprese nell’articolo introduttivo di Welfare Oggi 5/2017:

  1. Azioni che siano frutto di una lettura collettiva di bisogni e aspirazioni, passando dall’insoddisfazione privata (“non voglio più passare in quel giardino sotto casa, è troppo degradato”) alla condivisione della questione con altri….
  2. Azioni che, conseguentemente a quanto prima detto, prevedano soluzioni a tali bisogni e aspirazioni anch’esse definite a livello collettivo
  3. Azioni che includano l’impegno diretto da parte dei protagonisti, che dunque fanno la propria parte, anche operativamente, per dare una risposta ai bisogni emersi dai punti precedenti.
  4. Azioni che considerino l’esito dell’intervento come bene comune e non come bene privato di chi lo ha realizzato.

Comunità Vs. Iper-regolazione. La sfida è aperta

«Partiamo da un paradosso: da una parte mai come ora vi è un’enfasi culturale e politica sulle valenze positive della comunità e della prossimità; questo clima favorevole ha tra i propri esiti anche alcuni tentativi di traduzione amministrativa in strumenti come ad esempio i Regolamenti per l’amministrazione condivisa di cui si è parlato più volte anche su Welfare Oggi e che in poco tempo dalla prima sperimentazione a Bologna si siano diffusi in oltre cento città italiane; dall’altra vi è però una tendenza ad allargare gli ambiti della vita quotidiana soggetti ad una serrata regolamentazione, con l’effetto di rendere di fatto problematiche le iniziative di prossimità.  Un genitore che voglia realizzare un’attività presso la scuola del proprio figlio, un gruppo di cittadini che si metta al lavoro per recuperare un immobile degradato o per prendersi cura di un giardino pubblico e così via da un lato suscitano approvazione incondizionata da decisori politici e opinione  pubblica, dall’altro si trovano ad affrontare una crescente quantità di ostacoli di tipo normativo

La prossimità farà evolvere il nostro welfare?

Gianfranco Marocchi si interroga su Welfare Oggi 5/2017: «La dimensione della prossimità e quindi della partecipazione e dell’impegno diretto da parte dei cittadini nell’affrontare bisogni e aspirazioni che li accomunano può e potrà far evolvere il nostro welfare? O, al contrario, si tratta di esperienze di attivazione destinate a rimanere periferiche entro il sistema dei servizi?», Non si tratta certo di pensare ad un Welfare di prossimità che sostituisce il welfare consolidato, ma «non è fuori luogo pensare che la prossimità possa in qualche misura far evolvere la generalità degli interventi di welfare, compresi quelli con assetti oggi consolidati e perché, nel fare ciò, implica spesso una ridefinizione dei confini tra le politiche che potrebbe contribuire a cambiare in modo profondo il nostro modo di intendere il welfare»

Ricerche: Il Welfare Collaborativo oltre lo storytelling

Sergio Pasquinelli fa il punto sul welfare collaborativo sul numero 5/2017 di Welfare Oggi, grazie ad una ricerca che ha studiato punti di forza e criticità delle esperienze di prossimità nei servizi di welfare. La prossimità emerge come una delle parole chiave per comprendere queste esperienze. «Famiglie che si aiutano, badante di condominio, baby sitter condivisa, co-abitazioni, orti di quartiere, piattaforme digitali, hub territoriali, biblioteche aperte, cortili sociali. Cosa hanno in comune queste esperienze? E cosa c’è di  nuovo rispetto a dinamiche collaborative che ci sono sempre state? Sono le domande che ci hanno sollecitato verso un nuovo progetto di ricerca.» E quale può essere il rapporto tra welfare collaborativo e welfare istituzionale? «Iniziative cresciute dal basso devono trovare degli “ascensori” per salire, legittimarsi, trovare riconoscimenti e sostegni, senza ingessarsi, senza snaturarsi.»

Ricerche: Verso un Osservatorio sulla prossimità

Nel percorso di avvicinamento alla Biennale della Prossimità i promotori dell’evento hanno attivato un Comitato scientifico che, nei mesi precedenti all’evento, ha realizzato un’indagine – primo passo verso un Osservatorio stabile su questi temi – sulle organizzazioni partecipanti. L’articolo di Laura Bongiovanni riassume sinteticamente alcuni dei principali esiti della ricerca, con particolare riferimento agli aspetti che hanno a che fare con il welfare. «Se per le logiche di welfare la prossimità è una sfida aperta, un’avanguardia di esperienza la cui efficacia andrà monitorata nel tempo, la prossimità come stile di intervento è già oggi un dato di fatto. Le organizzazioni protagoniste della Biennale sono la testimonianza concreta di uno stile di intervento ispirato da un senso di possibilità …  La prossimità spinge all’azione di ciò che è possibile fare con il concorso di tanti, senza la pretesa di risolvere tutto. Una testimonianza concreta di un discernimento organizzativo orientato al cambiamento.»

Verso Bologna 2017 (Intervista)

Nell’approssimarsi dell’Edizione di Bologna, un’intervista di Maurizio Motta a Gianfranco Marocchi pubblicata su Welforum.it, affrontando alcuni temi centrali relativi alla prossimità nel welfare: [Domanda] La prossimità è una risposta alle risorse calanti destinate al welfare? [Risposta]: È scorretto pensare alla prossimità con il solito ritornello “Visto che non ci sono più risorse sufficienti per il welfare, allora i cittadini…” La prossimità non nasce dalla debolezza del welfare, ma da un’evoluzione culturale che porta i cittadini a sentirsi parte della sfera pubblica, e a “sentirsi bene” in dimensioni di vita collaborative. E ciò non riguarda la sola area del welfare, ma una molteplicità delle dimensioni della propria esistenza. Certo chi ha la responsabilità delle politiche di welfare bene farebbe a valorizzare e sostenere queste forme di prossimità, ma il punto di partenza è un altro!» Piuttosto la prossimità può innescare “un mutamento genetico tale per cui un servizio privo di elementi di prossimità verrebbe percepito come arretrato e spersonalizzante, come sarebbe oggi un orfanotrofio rispetto ad una casa famiglia. ”

Prossimità: punti di forza e criticità

Durante il percorso che porta dalla prima edizione di Genova del 2015 a quella di Bologna del 2017, la Biennale si presenta sulle pagine di Labsus, con noi in entrambe le edizioni; un’occasione per riflettere su punti di forza e potenziali criticità della prossimità. «gli interventi di prossimità non sono paternalistici – assistenziali, chi esprime il bisogno o l’aspirazione è anche co protagonista delle risposte, possono generare livelli di benessere sociali difficilmente conseguibili con le strategie basate sulla mera o៛erta di servizi, mutano il rapporto tra istituzioni e cittadini e questi ultimi, grazie al fatto di contribuire in prima persona agli interventi, conquistano nei fatti un ruolo non subalterno: un fornitore di servizio può essere sostituito da un altro, un territorio attivo non è surrogabile, diventa per le istituzioni un partner nei fatti » «E d’altra parte anche le comunità locali non vanno idealizzate: hanno risorse incredibili di solidarietà, ma anche istinti di branco, chiusure e razzismi; far prevalere le tendenze costruttive non è mai un processo scontato, dipende dalle leadership e da molti altri fattori, non sempre governabili. E la partecipazione può essere desiderata dai cittadini, ma anche fonte di fatica e quindi discontinua.»

Esperienze: la rete della Maddalena a Genova

Le strade di Genova ospitarono la prima edizione della Biennale della Prossimità.Una delle esperienze di prossimità più significative nella quale si era immersi era la rete della Maddalena, storico quartiere genovese. «Il punto di partenza, dieci anni fa, è stato un accordo di programma tra Comune di Genova, Camera di commercio, Prefettura, associazioni del quartiere, nonché gruppi di abitanti che si impegnano al di fuori di contenitori formalmente costituiti, finalizzato a migliorare qualità della vita e decoro urbano del Sestiere della Maddalena. Il Comune mise a disposizione una propria struttura per animare la squadra e trovare risorse…»   «Dopo 10 anni non si può dire che i problemi siano cessati, spaccio e prostituzione continuano ad esistere; ma il cambiamento è grande, perché accanto a ciò si è consolidata una vitalità sociale e forme di impegno civile che hanno pochi uguali nel nostro Paese.»

Alla ricerca della prossimità

Questo articolo pubblicato su Welfare Oggi nel 2015 è stato forse il primo tentativo di strutturare, a partire dalle esperienze della prima Biennale, un discorso organico sulla prossimità: «una dimensione sospesa tra il sistema di welfare formale, organizzato e (forse iper) regolato e l’azione personale e privata come l’aiuto dato ad un amico; sta lì nel mezzo, generalmente troppo sfuggente per essere codificata da un punto di vista giuridico, eppure con tutte le caratteristiche di un comportamento sociale.» E questa natura intermedia rende talvolta difficile riconoscerla, inquadrarla nelle categorie note delle politiche: «Un orto urbano, sorto in un’area altrimenti destinata al degrado, coltivato da cittadini italiani ed extracomunitari che auto-consumano i prodotti, donano le eccedenze a famiglie povere e organizzano iniziative pubbliche in cui i prodotti agricoli sono ingredienti di cucina etnica, cos’è? Iniziativa di contrasto alla povertà? Di dialogo interculturale? Di valorizzazione dei prodotti culinari? Di riscoperta e promozione dell’agricoltura? Di riqualificazione urbana?»

Esperienze: l'Area ex Fadda a San Vito dei Normanni

L’esperienza dell’Area ex Fadda a San Vito dei Normanni in provincia di Brindisi venne raccontata durante la prima Biennale della Prossimità a Genova e contribuì a raccontare con un esempio concreto la nostra idea di prossimità. «Si tratta di un immobile di grandi dimensioni, 4 mila metri quadri oltre alle aree esterne e il primo intervento di ristrutturazione finanziato dal bando regionale non riesce a completare tutte le opere necessarie. Ma qualcosa di nuovo, nel territorio è scattato. Molte persone, sia delle associazioni coinvolte nella cordata, sia persone a vario titolo interessate alla rinascita dell’immobile, si mettono volontariamente al lavoro e imprimono la svolta decisiva alla ristrutturazione. Alcuni materiali sono acquistati, altri sono recuperati grazie alla donazione da parte di imprese, una falegnameria aiuta i ragazzi con la propria competenza. Il gruppo promotore dà prova di un singolare spirito di condivisione e l’area viene rimessa a nuovo tra il 2012 e il 2013. Da quel momento inizia a riempirsi di attività, a far confluire energie positive e competenze. …»

Ieri, oggi e domani della prossimità

Un intervento di Luca Fazzi su Welfare Oggi 5/2015. La prossimità non si crea in laboratorio. Come si generano i meccanismi di partecipazione e fiducia? Quale tipo di Terzo Settore è in grado di cimentarsi con questa sfida? Come si pone il Terzo Settore consolidato di fronte alla prossimità? Queste le domande dell’articolo. «La prossimità è l’opposto dell’istituzionalizzazione. Essere prossimi significa portare le organizzazioni a interagire sia con i bisogni che con le risorse informali che ad essi in varia forma sono più vicini. Tanto l’istituzionalizzazione definisce confini certi, quanto la prossimità li rende permeabili, apre finestre, confonde le linee tracciate in modo troppo nitido. …  È chiaro che, per entrare in questa logica di intervento, le organizzazioni che operano per la produzione di prestazioni molto codificate incontrano difficoltà spesso insormontabili. Più professionalità, procedure e assetti organizzativi sono orientati a fornire prestazioni predefinite, più è difficile pensare l’organizzazione come nodo di una rete più ampia e flessibile che agisce su terreni necessariamente dinamici e dai confini più incerti.»

La cura condivisa dei beni comuni

Un contributo di Gregorio Arena, che ha contribuito attivamente ad entrambe le edizioni della Biennale della Prossimità. «Come si fa a costruire una comunità? Cosa induce le persone a sentirsi parte di una comunità? Ci sono molti modi, ma ce n’è uno che noi di Labsus stiamo proponendo in giro per l’Italia che sta avendo un notevole successo Noi proponiamo di dar vita in tutte le città italiane, grandi e piccole, a comunità create condividendo attività di cura dei beni comuni, materiali e immateriali presenti sul territorio. Proponiamo di ricostruire il Paese, non, come si fece nel dopoguerra, investendo sulla produzione e consumo di beni privati, bensì sulla cura e lo sviluppo di beni comuni, materiali e immateriali. Non è affatto utopistico, perché in realtà questa ricostruzione è già in atto. Da anni ormai migliaia e migliaia di cittadini si stanno ovunque prendendo cura dei beni comuni presenti sul proprio territorio, ma senza la consapevolezza che le loro singole e spesso isolate iniziative potrebbero far parte di un più ampio movimento di ricostruzione materiale e morale.»

Esperienze: Ortisti per caso a Firenze

Un gruppo di 50 ragazzi di un’Istituto Agrario di Firenze si impegna in una cooperativa scolastica scoprendo partecipazione, democrazia, solidarietà e attenzione all’ambiente. «Ortisti per caso è una Cooperativa Scolastica nata presso un Istituto Tecnico Agrario di Firenze. La Biennale della Prossimità ha intervistato Marco Salvaterra, un insegnante che a titolo volontario si è impegnato in questa iniziativa. Il tutto ha preso avvio nella pri­ma­ve­ra del 2016, quan­do al­cu­ni ra­gaz­zi hanno chie­sto di essere guidati in un’at­ti­vi­tà pra­ti­ca da svol­ge­re il po­me­rig­gio nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. La cooperativa si occupa della col­ti­va­zio­ne e della com­mer­cia­liz­za­zio­ne degli or­tag­gi; i ragazzi hanno infatti deciso di ven­de­re cas­set­te miste di ver­du­re in oc­ca­sio­ne par­ti­co­la­ri (colloqui scolastici, feste, open day). L’e­spe­rien­za è stata così po­si­ti­va che, al­l’i­ni­zio del­l’an­no sco­la­sti­co 2016/17, è stata strutturata in modo più de­fi­ni­to, anche appoggiandosi ad un pro­get­to di im­pre­sa si­mu­la­ta pro­mos­so da alcuni anni nell’Istituto da Con­f­coo­pe­ra­ti­ve To­sca­na. Questa iniziativa coinvolge circa 50 ragazzi, affiancati da 5 insegnanti che operano nel progetto a titolo volontario.»

Esperienze: Pasto sospeso a Monza

Pasto Sospeso è un progetto nato a dicembre del 2016 promosso dal Rotary Club Monza Villa Reale. Il progetto si ispira alla tradizione del «caffè sospeso» di origine napoletana, per offrire alle strutture che operano nella lotta alla povertà un sostegno concreto. In un gruppo di ristoranti monzesi che aderise all’iniziativa, una volta terminato il pranzo o la cena è possibile effettuare una donazione di uno o più pasti del valore di 5 Euro ciascuno. Per ogni pasto donato viene consegnato un tagliando numerato comprovante la donazione. Le donazioni raccolte vengono quindi consegnate direttamente all’organizzazione territoriale che eroga i pasti. Grazie a questa iniziativa Da Dicembre 2016 ad oggi sono stati raccolti 36.000 euro ovvero l’equivalente di 7200 pasti, serviti alla mensa per poveri della San Vincenzo de’ Paoli.

Esperienze: Circolo Occhi Verdi - Legambiente Pontecagnano

Un’area abbandonata e degradata è stata trasformata in un’area verde di 12 ettari che ospita un frutteto, un giardino dei cinque sensi, una serra, un’area di compostaggio e una di sgambamento cani, una zona attrezzata per pic-nic, la biblioteca “La tana di Sofia” e un’area gioco dedicata ai più piccoli, uno spazio riservato alla formazione e alle riunioni e un’area dedicata agli orti urbani curata da 120 ortisti di diverse generazioni. Questa l’iniziativa del Circolo Occhi Verdi di Legambiente a Pontecagnano. Il Parco in inverno è aperto dalle 9 alle 17 mentre nel periodo primavera/estate dalle 8 alle 21. I soci del circolo sono 130, anche se i volontari attivi sono una trentina. Il Parco è diventato un luogo collettivo di rigenerazione di un’area che per anni è stata abbandonata, dove si promuove la partecipazione dei cittadini, l’attivazione di laboratori, iniziative e attività con l’obiettivo di rendere la comunità protagonista. Un vero e proprio argine al degrado culturale e ambientale che tiene vivo il percorso di ricerca delle origini e la possibilità di tracciare nuove strade in un crocevia dove si incontrano processi collaborativi, di rigenerazione e di promozione della coesione territoriale. 

Esperienze: Collettivo Midulla a Catania

Nel 1979 un incendio brucia lo storico cinema Midulla di San Cristoforo a Catania che viene lasciato a se stesso fino agli anni 90. Viene acquistato dall’amministrazione comunale e ristrutturato con i fondi del Progetto Urban, ma nel 2012 finiscono i fondi e il Midulla chiude definitivamente. Nel 2017 un gruppo di persone, attivisti, cittadini di San Cristoforo e di altre parti della città, ha riaperto le porte del Midulla. Sono stati tolte catene e lucchetti per entrare, ripulire, sistemare la struttura e per mantenerla aperta e a disposizione della città. Il Collettivo che oggi gestisce la struttura e che ha deciso di riaprire le porte non parla di occupazione ma di un riappropriarsi di un luogo pubblico. ll Midulla non è stato riaperto per farne un centro sociale occupato, ma è stato pensato come un vero e funzionante centro polifunzionale per il quartiere di San Cristoforo, per i bambini e per i cittadini. È stata un’occupazione pacifica. Il collettivo ha semplicemente iniziato ad utilizzare questo spazio inutilizzato e lasciato al degrado e che oggi, grazie ai 50 volontari che vi operano, organizza attività a vantaggio dei giovani del quartiere e del resto di Catania. 

Esperienze: Leila e la biblioteca degli oggetti a Bologna

L’idea di Leila è semplice: costruire  “biblioteche” che ospitano oggetti, messi a disposizione di chi decide di partecipare al progetto. Chi decide di mettere in “condivisione” un proprio oggetto riceve in cambio la possibilità di prendere in prestito tutto ciò che altri hanno messo a disposizione.

Leila va controcorrente rispetto alla volontà di prediligere spazi fisici sparsi, dove vedere e toccare con mano i prodotti, piuttosto che il web. La prima libreria degli oggetti aperta a Bologna è stata presso la velostazione Dynamo oggi sono 5, ubicate tutte in centro. Sono spazi vitali e animati in cui le biblioteche Leila si inseriscono perfettamente perché in grado di attrarre e incuriosire le  persone.

La scelta di stare “fuori dal web” è stata fondamentale perché i corner Leila in giro per il centro di Bologna sono centri di aggregazione spontanea e occasioni di confronto con i soci e con le persone che passano di li. Vengono organizzati momenti di promozione, corsi per bambini (ad esempio di falegnameria) e nel tempo insieme alla condivisione degli oggetti e nata l’esigenza di condividere i “saperi”. 

Ricerche: Primo Rapporto sugli Empori solidali

Secondo una recente ricerca di Caritas e CSVNET, sono 178 gli empori solidali attivi in Italia, distribuiti in 19 regioni; e almeno altri 20 sono pronti ad aprire entro il 2019. Mostrano una forte crescita nell’ultimo triennio: il 57% degli empori (102) ha aperto tra il 2016 e il 2018, quota che sale al 72% se si considera anche l’anno precedente. Sono gestiti da organizzazioni non profit, spesso in rete fra loro: per il 52% sono associazioni (in maggioranza di volontariato), per il 10% cooperative sociali, per il 35% enti ecclesiastici diocesani o parrocchie, per il 3% enti pubblici. Il ruolo di questi ultimi, quasi sempre Comuni (300 quelli coinvolti), è riconosciuto da quasi tutti gli empori in ordine all’accesso e l’accompagnamento dei beneficiari. Dall’apertura al 30 giugno 2018 tutti gli empori attivi hanno servito più di 99 mila famiglie e 325 mila persone, di cui il 44% straniere. Una utenza anagraficamente molto giovane: il 27,4% (di cui un quinto neonati) ha meno di 15 anni, appena il 6,4% supera i 65. Prendendo in considerazione solo il 2017, le famiglie beneficiarie sono state oltre 30 mila e le persone 105 mila. L’86% degli empori presta ulteriori servizi ai beneficiari: come accoglienza e ascolto, orientamento al volontariato e alla ricerca di lavoro, terapia familiare, educativa alimentare o alla gestione del proprio bilancio, consulenza legale ecc. Inoltre, il 55% delle strutture propone ai beneficiari lo svolgimento di attività di volontariato, sia all’interno che presso altre realtà fuori.

Esperienze: Atelier Héritage a Torino

Didattica e partecipazione, con il protagonismo di residenti nuovi e vecchi. Atelier Héritage è un laboratorio permanente di didattica dei beni culturali per bambini e ragazzi, avviato nella primavera del 2014, nel borgo storico del quartiere torinese di Barriera di Milano, caratterizzato dalla concentrazione di famiglie straniere e dall’età dei residenti più bassa rispetto alla media comunale. Nasce per iniziativa di persone (insieme attori e destinatari dell’iniziativa) e si autofinanzia attraverso il contributo delle famiglie che partecipano alle attività e, dal 2015, attraverso la progettazione di percorsi didattici.

È ospitato gratuitamente nei Laboratori di Barriera, un’ex tipografia dismessa e rigenerata in spazio polifunzionale per iniziativa della cooperativa Sumisura.

Dal 2014 Atelier Héritage ha coinvolto 800 bambini e ragazzi nelle attività di laboratorio e nella scuola estiva, 450 famiglie di oltre 10 nazionalità, 50 persone over 60.

Esperienze: Casa della Misericordia ad Andria

La Casa della Misericordia di Andria, concepita inizialmente come spazio ludico – creativo per bambini, è in realtà un luogo aperto alla cittadinanza, con una partecipazione trasversale di adulti e bambini, dove è possibile intercettare bisogni e risorse per rispondervi: dalle attività ludiche per i bambini ai trasporti sanitari, dalla formazione all’assistenza per gli anziani. Lo spazio, aperto dalla primavera 2018, è interamente gestito da volontari, in particolare da due volontarie che in relazione alle cose che accadono e le richieste che intercettano si fanno aiutare da altre persone, compresi esperti che offrono la loro disponibilità in specie per eventi di prevenzione e formativi. In questi mesi ha ospitato attività per un centinaio di persone tra bambini e adulti. È uno spazio comune per cui l’ingresso è veramente “libero” e questo crea le condizioni di avere una partecipazione trasversale e davvero varia. Lo spazio di iniziativa non è quindi concepito dentro l’organizzazione, ma deriva dalla richiesta esterna e dalle risorse umane che di volta in volta vengono attivate per generare la risposta. Ogni scelta è poi condivisa con nell’Associazione per verificare le possibilità di realizzazione nel medio periodo.

Esperienze: Gli "Orti fai da noi" a Roma

Orti “Orti fai da noi”, tra riqualificazione e partecipazione. Il progetto, realizzato a Roma sul modello di una prima sperimentazione torinese, nasce nel 2018 dalla collaborazione tra la cooperativa Ceas, l’associazione Bricolage del Cuore e il negozio Leroy Merlin Tiburtina. Accompagnati e aiutati dai dipendenti del negozio, alcuni abitanti del quartiere hanno costruito dei cassoni, successivamente posizionati sul terreno, nei quali hanno realizzato in un’area contigua al negozio degli orti “fuori terra”, contribuendo alla riqualificazione dello spazio e alla riattivazione della comunità locale. Il progetto nasce per volontà del responsabile CSR di Leroy Merlin e della direttrice del negozio che hanno deciso di proporre questa iniziativa in un quartiere povero di luoghi di aggregazione e attivismo.

Il soggetto che conduce l’azione è l’Associazione Bricolage del Cuore che aggrega Azienda, collaboratori, comunità e persone in difficoltà tutte unite nel migliorare l’habitat, perché “migliorare la casa, migliora la vita”. Riqualificazione di uno spazio verde e riattivazione comunitaria grazie a un processo partecipativo in continua evoluzione sono i due elementi che contraddistinguono questo intervento.

 

Esperienze: Laboratorio sociale officina Piedocastello a Trento

Il progetto “ Idee al Bersaglio” è un’azione di rigenerazione urbana realizzata da un collettivo di associazioni e cittadini che si è dato il nome di Laboratorio Sociale Officina Piedicastello.

Il progetto nasce dall’idea di poter riconsegnare, attraverso il protagonismo dei cittadini e delle associazioni, un’area in degrado, il quartiere di Piedicastello a Trento, attraverso la riattivazione di una molteplicità di usi, ognuno legato alla specificità di ciascuna associazione partecipante.

Il progetto parte da questo presupposto per attivare un processo di trasformazione di uno spazio degradato e abbandonato in uno spazio in cui si possano svolgere diverse attività, dai giochi all’aperto, al cinema, fino alla cura degli “orti in piedi”. Questa multifunzionalità assicura uno scambio intergenerazionale e interculturale che favorisce l’integrazione e lo scambio di conoscenze.